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ALBERGO DE BONA
L'Albergo De Bona si trova in una posizione privilegiata, comodo da raggiungere perchè si trova sulla strada che collega Belluno alle Dolomiti. Il nostro albergo rispecchia la cultura dell'ospitalità di montagna, la si può percepire anche nei caldi arredi in legno, curati e confortevoli. Le camere sono spaziose e adatte alle varie esigenze di turisti e viaggiatori che si trovano in provincia di Belluno...

B & B CASA GILDA
La casa, si trova a Longarone. Il B&B è situato al piano terra dell'abitazione, dove una entrata indipendente, concede agli ospiti, massima autonomia e discrezione. Le camere, arredate in "stile bellunese", dispongono ciascuna di servizi privati. Il servizio offerto è di pernottamento e prima colazione. La colazione viene preparata e servita quotidianamente dai proprietari, nell'accogliente tinello; durante la bella stagione, è possibile, su richiesta, consumare la...

Biblioteca comunale Carlo Pais
La biblioteca “Carlo Pais” è stata istituita nel 1959 all’ultimo piano di Palazzo Mazzolà – sede del municipio – venne risparmiata dalla tragedia del Vajont del 1963. Dopo vari traslochi, la sede venne a definirsi negli anni Ottanta, nell’edificio delle ex scuole elementari (edificato nella seconda metà dell’Ottocento) da poco restaurato; attualmente la biblioteca conserva circa 20.000 libri, dispone di 45 posti di lettura e raccoglie gran parte della documentazione attinente il disastro del Vajont. L’edificio comprende al suo interno anche la sala per conferenze da 80 posti intitolata “Popoli d’Europa”, la sede della Comunità Montana Cadore Longaronese Zoldo e un ufficio Cultura e Sport.

CA VAL DEL GRISOL
Il bed and breakfast si trova in un'area naturalistica di pregio, alle porte del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, all'altezza della Val del Grisol. Nella tranquillità di un antico borgo, a pochi chilometri dal sentiero che porta al rifugio Pian de Fontana, tappa dell'alta via numero 1 e dell'Alta via delle Dolomiti Bel. A Ca' Val del Grisol sarete accolti da Giancarlo e Gioconda. La loro simpatia e disponibilità vi farà sentire a vostro...

Campanile di Pirago
Il campanile di Pirago, simbolo della tragedia, miracolosamente scampato all’onda distruttiva del Vajont è una delle tappe fondamentali dell’ itinerario della memoria , una delle icone della tragedia che ha travolto 1910 vite umane. La torre campanaria e l’abside rivolta a est costituiscono i resti dell’antica chiesa di Pirago andata distrutta nel disastro del Vajont. Dedicata a San Tommaso apostolo, venne eretta verso la fine del 1400 dai Regolieri di Longarone, Igne e Pirago, che ne curavano la manutenzione e seppellivano i defunti nell’adiacente cimitero, poi ampliato dopo l'editto di Napoleone. Sull’area antistante l’abside è stata realizzata una pavimentazione in pietra di Castellavazzo simile all’originaria, delimitata da murature in sassi che ricalcano il perimetro dell’antica navata. Nel 2000 il sito è stato oggetto di un intervento di recupero che ha comportato, oltre alla sistemazione del camposanto, anche la pavimentazione dell' ex chiesa. Recentemente ristrutturato è visitabile ad 1 km dal centro di Longarone.

Casa Vacanze Manarin
Struttura registrata nel circuito turistico ufficiale UNPLI delle Dolomiti Bellunesi.

Centro Culturale Ferruccio Parri
La Sala Parri, situata all’interno del Centro Culturale di Longarone presso la sede della Pro Loco in Piazza Pietro Gonzaga n. 1, è una struttura polifunzionale disponibile per l’affitto e adatta a ospitare eventi di diversa tipologia, quali spettacoli teatrali, concerti, conferenze, corsi di aggiornamento e incontri aziendali. La sala dispone complessivamente di circa 250 posti, suddivisi tra platea e loggione: la platea conta 165 posti a sedere, oltre a 2 postazioni riservate a persone con disabilità, mentre il loggione offre ulteriori 90 posti. L’intera struttura è accessibile anche alle persone con disabilità, inclusi i servizi igienici presenti in sala. L’ambiente è dotato di un ampio palco, lungo 13 metri e profondo 4,5 metri, con un’altezza di 0,80 metri rispetto al plateatico e un’altezza scena di 4,50 metri. Sul retro del palco sono presenti i camerini, tra cui uno con servizio igienico annesso, oltre a postazioni trucco complete di specchio. Per quanto riguarda le attrezzature tecniche disponibili, è possibile consultare la scheda dettagliata sul sito ufficiale della Pro Loco di Longarone.

Chiesa del Michelucci
Situata nel centro di Longarone, in piazza J. Tasso, è stata costruita dopo la Tragedia del Vajont, sul sito dove sorgeva la precedente chiesa, consacrata ed inaugurata il 9 ottobre 1983, nel ventennale della tragedia è dedicata alla memoria delle Vittime del Vajont. Progettata dall'architetto fiorentino, Giovanni Michelucci è il simbolo della nuova Longarone, è presente il memoriale delle Vittime ed è visitabile un piccolo museo anneso chiamato "Museo Pietre Vive" che raccoglie i pochi ruderi della chiesa originale recuperati fra le macerie. La nuova chiesa muove il primo passo ufficiale il 5 febbraio 1965, quando il Ministro dei Lavori Pubblici demanda la ricostruzione di tutti gli edifici pubblici, all’Istituto per lo Sviluppo dell’Edilizia Sociale. Il desiderio di un nuovo tempio è in realtà precedente, tanto che pochi mesi dopo il disastro venne benedetta la Chiesa prefabbricata, costruita sulla piana davanti al municipio e utilizzata già dal Natale di quell’anno a lavori non ancora ultimati. Forte della paternità dei finanziamenti, l’ISES interpella alcuni architetti, tra cui G. Michelucci e A. Gurekian (che era stato già incaricato della progettazione della Parrocchia di Longarone) di stendere un progetto per la nuova Chiesa. Il 15 novembre 1966 la commissione giudicatrice decreta il successo di Michelucci, che tenta più volte di farsi da parte per stemperare le avversità dei parrocchiani, contrari alla sua designazione, ma alla fine viene nuovamente conquistato dall’impresa. Nel 1975, l’impresa Ferraro di Padova si aggiudica l’appalto e, con maestranze quasi interamente locali , svolge i lavori tra l’ottobre ’75 e il novembre ’77. Nell’aprile 1981 l’edificio è consegnato alla Parrocchia con i segni essenziali della Chiesa cristiana, altare e battistero, mentre il tabernacolo, ambone, campanile e organo saranno ultimati in tempi successivi.

Chiesa di San Quirico e Giulitta in Castellavazzo
La Chiesa della Pieve di Lavazzo, così chiamata per molti secoli, è la più antica della vallata ed è costruita sullo sperone di roccia, dove sorgeva il castello romano, che viene ricordato come “Castrum Laebactiun” dallo storico romano, Plinio. Risale al 1165 ed è stata ingrandita nel 1524, data scolpita sul portale sotto la lunetta. La lunetta con “l’Annunciazione dell’Angelo a Maria” è stata riscoperta nei lavori di restauro della facciata. L’affresco risale al secolo XVI. La Pala dell’altare, restaurata a Venezia nel 91 dai coniugi Paolo Chinellato e Marina Nahabed, seguendo le direttive della Sovrintendenza dei beni artistici, è di Egidio Dall’Olio, della scuola di G.B. Piazzetta. Ricorda il martirio della giovane martire Santa Giulitta e del suo bambino San Quirico, gettato sui gradini dal giudice Alessandro, ad Antiochia, dove infieriva la persecuzione contro i cristiani, ai tempi di Diocleziano. La madonna incoronata da due angeli (secolo XVII) è posta sulla parete settentrionale della chiesa. Non si conosce l’autore della tela che è stata restaurata da poco dagli esperti Paolo Chinellato e Marina Nahabed. L’interno della Chiesa arcipretale è di stile romanico: attorno all’altar maggiore, nel presbiterio, ci sono dossali in legno di scuola veneta molto eleganti (secolo XVIII), e le due imponenti colonne di pietra di Castellavazzo danno un aspetto austero alla chiesa di questo paese, che aveva parecchie cave di pietra bianca e rossa. Il duomo/basilica di Belluno, all’interno è rivestito interamente di pietra di Castellavazzo.

Cimitero Monumentale Vittime del Vajont
Il sito nel quale sorge l’attuale cimitero delle Vittime del Vajont, a Fortogna, non è nato per caso. Già dalle prime ore della tragedia era necessario trovare un’area adeguata che permettesse una catalogazione dei cadaveri ritrovati e fu quindi individuato questo sito, a poca distanza dal paese di Fortogna – frazione di Longarone – sul quale è sorto in poco tempo uno dei luoghi più tristi della storia del Vajont. Il Vescovo di Belluno, che tanto aveva sofferto per la tragedia e che tanto si era adoperato per alleggerire il dolore dei superstiti, è oggi sepolto qui, per sua volontà. All’entrata del cimitero c’è un portale dove si possono vedere alcuni reperti storici e un percorso fotografico relativo alla realizzazione del cimitero stesso e alcune opere ispirate alla tragedia. La mattina del 10 ottobre 1963, di fronte alla spianata livida di fango lasciata dall’onda, ci si rende conto della necessità di individuare un’area dove seppellire le numerose Vittime. Il cimitero delle Vittime viene dunque collocato a 4 km a sud di Longarone, in una frazione del comune non colpita dall’onda, su un campo di granoturco, consacrato, dove prontamente vengono scavate le fosse ove calare le bare man mano che le salme sarebbero arrivate sul posto. Il cimitero originario contava 1464 croci, di cui solamente 700 avevano nome: la maggior parte delle Vittime infatti non è nemmeno stata riconosciuta. L’ attuale cimitero monumentale , inaugurato dopo la ristrutturazione del 2004, si presenta come un immenso giardino , sul quale poggiano 1910 cippi marmorei bianchi , uno per ogni vittima della tragedia.

DE MARCO
Prezzo minimo: 27 € (per persona a notte) * Prezzo massimo: 47 € (per persona a notte) * Colazione inclusa nel prezzo: no * A volte il prezzo per persona a notte può dipendere dal numero di persone occupanti la camera e dal periodo. Note sui prezzi: Il prezzo minimo si riferisce a persona in camera doppia/matrimoniale con due occupanti.

Da Faè alla foresta di Cajada
Lasciata la stazione di Faè-Fortogna si imbocca la strada asfaltata che sale alla conca di Cajada, con belle viste sulla valle del Piave e sull’imponente fronte della frana che, durante l’ultima glaciazione (25-30.000 anni fa) si staccò dalle Cime di Caiada colmando e ostruendo completamente la testata della Val Desedan. Sulla grande conca formata dalla frana si sviluppò un’imponente foresta, sfruttata per secoli dalla Serenissima Repubblica di Venezia, che da qui ricavava i grandi tronchi necessari per realizzare gli alberi maestri delle sue navi. Arrivati sulla conca la strada si fa meno ripida, attraversa il bosco passando davanti alla casera “Villa Scotti”, nei cui pressi si può ammirare la “regina di Cajada”: un maestoso abete bianco monumentale, alto 35 metri e con un’età stimata di 200 anni. La strada prosegue quindi fino a malga Palughet, da qui si prosegue passando davanti alla casera e raggiungendo uno spettacolare affaccio sul fronte della frana. Dal belvedere la strada prosegue e si ricongiunge al percorso utilizzato all’andata, lungo il quale si scende fino a Faè.

Diga del Vajont
Il Vajont è un affluente del fiume Piave, in cui si getta nei pressi del piccolo comune di Longarone, in provincia di Belluno, dopo avere scavato una profonda gola, detta del Vajont, fra le più belle delle Alpi, tra il monte Toc e il monte Salta. Nell’Italia del boom economico, alla fine degli anni Cinquanta, in questa area viene realizzata un’opera ingegneristica di mirabolante portata: una diga, celebrata come la più grande d’Europa. Il cantiere viene aperto nel gennaio del 1957 e l’inaugurazione dell’opera avviene nel 1959. L’azienda privata costruttrice, la Sade (Società Adriatica di elettricità), in fase di realizzazione, non tiene conto dei rischi di franosità e di eventi sismici della zona e ignora le ipotesi di pericolo paventate da chi conosce bene l’area. Richieste di intervento e di denuncia dei rischi continueranno ad essere ignorate per anni. I costruttori ritengono di mantenere la situazione sotto controllo e che eventuali problematiche non saranno di estrema rilevanza. La sera del 9 ottobre 1963 si genera una frana di alcuni milioni di metri cubi: la diga rimane in piedi, ma un vero e proprio tsumani si riversa su Longarone: la cittadina viene spazzata via con oltre duemila morti. La forza e l’urto dell’acqua è talmente forte che gran parte delle vittime vengono ritrovate senza vestiti, spazzati via dallo spostamento. Riviviamo quei drammatici momenti attraverso immagini dell’epoca, per una tragedia considerata come uno dei disastri naturali più gravi di tutto il secolo.

Farmacia Zampieri
La Farmacia Zampieri è un punto di riferimento per la salute e il benessere della comunità di Longarone e del territorio circostante. Da tre generazioni accompagna cittadini, lavoratori, sportivi e visitatori con un servizio professionale, fondato sull'ascolto, sulla consulenza personalizzata e sulla costante attenzione alle esigenze della persona. Oltre alla dispensazione di farmaci e prodotti per la salute, la farmacia offre numerosi servizi dedicati alla prevenzione e al monitoraggio dello stato di salute, tra cui telecardiologia (ECG, Holter cardiaco e pressorio), autoanalisi e test diagnostici, analisi della composizione corporea (BIVA), consulenze nutrizionali, foratura dei lobi, noleggio di ausili sanitari e analisi di acqua, vino e terreno. L'obiettivo è fornire un supporto qualificato, contribuendo a promuovere uno stile di vita sano e una cultura della prevenzione. Situata nel centro di Longarone, la Farmacia Zampieri rappresenta un presidio sanitario facilmente accessibile, dove competenza, innovazione e attenzione alla persona si uniscono per offrire un servizio completo e di qualità.

Ferrata della Memoria
Inaugurata il 2 ottobre 2015 la via Ferrata della Memoria è perfettamente attrezzata e sicura, con gradini e scale in ferro nei passaggi più impegnativi e verticali. La verticalità di questa ferrata e notevole soprattutto nella parte iniziale. La ferrata, abbastanza impegnativa, a tratti esposta, con un inizio in galleria e in alcuni punti scivolosa, permette di incunearsi nella Valle del Vajont e di ammirare la diga da un'angolazione diversa e suggestiva. Accesso: Per raggiungere il parcheggio della via ferrata si segue la strada provinciale n° 251 che da Longarone porta al paese di Erto. Al sesto tornante si vede sulla destra la tabella con l'indicazione della ferrata. L’accesso alla via è molto semplice, seguendo una lunga galleria che porta fino alla corda metallica della ferrata.La discesa si effettua seguendo il sentiero che porta a Codissago, fino al tornante della strada provinciale che si segue in discesa per circa 400 metri, arrivando cosi al parcheggio. Inizialmente si scende per pochi metri fino a raggiungere lo spettacolare canale che portava l'acqua dal torrente Vajont alla cartiera di Codissago già alla fine del 1800. Si prosegue questo canale fino a trovare una prima galleria di circa 150 m per la quale è consigliato portarsi una pila, seguita da una cengia con cavo da via ferrata, un’altra galleria più corta e altra cengia più esposta ma facile. Al termine della cengia si raggiunge una scala che segna l’inizio della parte difficile con i primi 100 metri impegnativi ed esposti. Subito dopo, grazie anche a una serie di cenge, si arriva a uno spallone intermedio, dove inizia la seconda parte verticale sempre difficile ma meno impegnativa della precedente, per poi proseguire su un’altra cengia verso destra e una seconda scala. Da qui si segue un intaglio nella roccia, costruito per far passare la teleferica che da Longarone portava i calcestruzzi fino sul cantiere della diga del Vajont, da dove in 5 minuti si arriva al sentiero 380 grazie al quale si raggiunge infine la diga del Vajont con la possibilità svoltando a sinistra di ritornare alla partenza. Complessivamente ci sono 600 m di ferrata sul canale iniziale, seguiti da altri 60 in verticale.

I murazzi
Furono iniziati verso la fine del 1500 e terminati nel 1817. Nell’epoca della fame del 1782 la famiglia Sartori faceva lavorare i paesani di Longarone e degli altri villaggi, accordando loro una quotidiana misura di farina. Si presentano come una serie di gradoni; sono composti da cinque ripiani sostenuti da muri a secco di notevole spessore a grandi blocchi di pietra perfettamente squadrata; hanno un’altezza di 10/12 metri e una lunghezza di 100 metri. L’accesso principale si raggiunge salendo la via Murazzi, un tempo collegata alla signorile scala dei giardini di palazzo Sartori. I grandi murazzi antichi sono stati realizzati per ottenere terreni da coltivare e per proteggere le case dalla caduta di massi. Il muraglione inferiore è stato semidistrutto dall’onda del Vajont. Lungo il lato nord sorgono le case più antiche di Longarone, risalenti al 1300; sopra il terrazzamento più alto sorge la scuola materna, che occupa un’antica casa colonica e un nuovo edificio.

IAT Longarone Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica
L'Ufficio IAT di Longarone, gestito dall'Associazione Pro Loco di Longarone APS, rappresenta il punto di riferimento per l'accoglienza e l'informazione turistica del territorio. Offre ai visitatori informazioni aggiornate sulle attrazioni, gli itinerari, gli eventi, le attività all'aria aperta, le strutture ricettive e i servizi disponibili a Longarone e nell'area circostante delle Dolomiti Bellunesi. Il personale è a disposizione per fornire assistenza nella pianificazione del soggiorno, distribuire materiale informativo, mappe e pubblicazioni turistiche, valorizzando le eccellenze naturalistiche, culturali, storiche ed enogastronomiche del territorio. L'ufficio promuove inoltre le iniziative locali e collabora con enti, operatori turistici e associazioni per garantire un'accoglienza qualificata e un'esperienza autentica ai visitatori.

Infopoint Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi Longarone
Situato lungo la strada che conduce in Val di Zoldo, il Punto Informazioni è gestito dalla Proloco di Longarone APS. Qui si possono avere informazioni e materiali sul Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, ma anche sui Parchi Regionali Veneti, in particolare sul vicino Parco Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo, sul confinante Parco Naturale delle Dolomiti Friulane e sulle attività della Fondazione Dolomiti Patrimonio Unesco.

L'Orticello di Brocchetto Elena
Struttura registrata nel circuito turistico ufficiale UNPLI delle Dolomiti Bellunesi.

La foresta di Cajada
Un percorso ad anello per scoprire la foresta di Cajada, la più estesa e una delle più belle del Parco, utilizzata per secoli dalla Repubblica di Venezia. La foresta occupa un’enorme conca, creatasi a seguito di una frana vecchia di oltre 20.000 anni e con un volume doppio di quella del vicino Vajont. Lungo il percorso si può ammirare la Regina di Cajada: un abete bianco monumentale alto 35 metri e vecchio di 2 secoli. Accesso: percorrere la SS 51 di Alemagna fino alla località di Faè (Longarone), qui svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per “foresta di Cajada”, fino a raggiungere Pian de Le Stele (parcheggio e bacheca del Parco)

Longarone - Alpago
La parte iniziale della tappa ripercorre i luoghi simbolo della tragedia del Vajont; partendo dalla chiesa di Longarone e usciti dal centro, si viene subito colpiti dalla vista della diga che sovrasta il paese; si prende la strada verso Zoldo e si imbocca quindi sulla sinistra il bivio per Pirago e, poco dopo, sulla destra, quello per Muda-Maè; a Muda, dopo aver attraversato il torrente Maè, si percorre un breve tratto in salita e si gira a sinistra, fino a giungere al Cimitero Nuovo. Dal lato destro del cimitero parte un sentiero che, costeggiando la ferrovia, con vari saliscendi, giunge fino a Faè Alto; appena usciti dal paese, guardando a sinistra, si può osservare in lontananza la sequoia secolare, diventata patrimonio dell'Unesco, che sopravvisse all'inondazione del Vajont; scendendo quindi verso l'imbocco della strada per la Cajada e attraversato il greto del torrente Desedan, si sale fino alla località S.Martino, con il suo capitello, per giungere infine al cimitero di Fortogna, eretto in ricordo di tutte letime del Vajont e diventato monumento nazionale; ripreso il cammino e giunti a Fortogna, si attraversa il sottopassaggio della ferrovia per imboccare la pista ciclabile nota come "Rivierasca del Piave" , che costeggia la sponda destra del fiume per circa 3 chilometri (questo tratto presenta un bivio in cui bisogna mantenere la destra) proseguendo fin quasi a Pian di Vedoia, giunti nei pressi di Soverzene, si risale sul ponte che attraversa il Piave e si giunge nei pressi della centrale Enel; qui, senza entrare in paese, si gira subito a destra per iniziare un'altra pista ciclabile che conduce fino alla diga di Soccher, da cui inizia la strada asfaltata che porta in breve in paese. Appena arrivati a Soccher, si imbocca la stradina che sale verso i ruderi del castello di S.Giorgio, di epoca medievale, quindi, scendendo verso Soccher, nei pressi di un bivio con un crocifisso, si gira a sinistra per una strada asfaltata che prosegue poi in costa come sentiero fino a giungere a Casan; qui, dopo aver risalito il paese, si imbocca sulla destra una stradina asfaltata in discesa e si scende, incrociando la strada che porta a Reveane e, seguendo le indicazioni del "Sentiero Alpago-Natura", si arriva fino al canale artificiale dell'Enel, che si costeggia in piano a sinistra, per tutto il suo decorso, passando per la località Paludi e giungendo fino a Bastia. Da Bastia il sentiero Alpago-Natura prosegue verso l'oasi naturalistica degli Sbarai, offrendo un piacevole panorama su tutti i monti che circondano la conca dell'Alpago; attraversata l'area protetta degli Sbarai, che offre un'area di sosta e vari itinerari di osservazione naturalistica, si passa sulla nuova passerella sul torrente Tesa, giungendo quindi finalmente sulle sponde del Lago di Santa Croce, al camping Sarathei e quindi a Farra d'Alpago.

Longarone Fiere
Belluno è nota a livello internazionale per essere sede delle più affermate occhialerie; ma è anche il territorio delle Dolomiti, dove il turismo continua a recitare una parte rilevante come motore dell’economia locale. Nel quadro di questa realtà socio-economica s’inserisce, come centro promozionale e vetrina delle iniziative imprenditoriali, l’attività di Longarone Fiere Dolomiti: iniziò nel 1959, quando si tenne la prima edizione della Mostra Internazionale del Gelato Artigianale, e si è sviluppata poi coinvolgendo negli anni anche altri settori economici: dall’arredamento all’agricoltura ed al comparto forestale, dalle attività turistiche e di tempo libero allo sport e all’agroalimentare, per estendersi poi al collezionismo e all’elettronica ed informatica, e finire con l’orientamento scolastico. Longarone Fiere Dolomiti si presenta oggi, per le tematiche che propone, come un punto di incontro molto funzionale all’interscambio commerciale con l’area dolomitica ed il Nord-Est italiano. In quest’area è uno dei più attivi strumenti di promozione e di collaborazione economica, anche con riferimento alle vicine Austria e Germania. La presenza alle rassegne di aziende provenienti da questi mercati è infatti sempre più costante e numerosa, soprattutto per quanto riguarda gli operatori dei settori della gelateria, dell’artigianato e della gestione forestale.

Mercato settimanale di Longarone
Mercato settimanale.

Museo Longarone Vajont Attimi di Storia
Il Museo Longarone Vajont, attimi di storia, che dal 2009 si trova presso il Centro Culturale di Longarone, vuol essere innanzitutto uno strumento di conoscenza della storia locale, indelebilmente segnata dalla più grande tragedia italiana del dopoguerra, ma intende soprattutto trasmettere al visitatore un’emozione forte ed una reale consapevolezza che il valore della Vita e l’insegnamento del passato sono fondamenti imprescindibili per costruire il futuro. Il percorso museale, ordinato seguendo la cronologia degli eventi, è stato realizzato secondo specifici significati simbolici; la cortina di lamelle ritorte che dà forma agli spazi espositivi e funge da fondale, nonché dai colori utilizzati per gli allestimenti ed anche l’architettura stessa degli spazi espositivi. Il Museo ripercorre cronologicamente la storia di Longarone e del Vajont, attraverso un’attenta esposizione fotografica, di reperti e di ricostruzioni multimediali, testimonianze e filmati. Il percorso comprende quattro sezioni che si snodano attraverso due sale che simboleggiano Longarone e la sua storia, spezzata in due il 9 ottobre 1963: Longarone prima del 9 ottobre 1963 / La costruzione della diga / La tragedia / La ricostruzione e la memoria Un excursus storico della storia locale e dell’evento Vajont, dai primi del novecento ad oggi; evento che ha segnato per sempre non solo la comunità Longaronese, ma anche la storia d’Italia. Il museo è dotato di servizio di audioguide gratuite a disposizione dei visitatori, in italiano, inglese e tedesco per conoscere ed approfondire. L’ingresso al museo può essere incluso nelle visite guidate ai Luoghi della Memoria organizzate su prenotazione dalla locale Associazione Pro Loco.